17 maggio 2021: Giornata Mondiale contro l’omofobia, bifobia e transfobia

Il Messaggio del Segretario Generale delle Nazioni Unite

Le persone LGBTIQ+ nel mondo sono bersagliate dalla discriminazione semplicemente a causa di ciò che sono. Il COVID-19 sta esacerbando la situazione.

Dallo scoppio della pandemia, le Nazioni Unite hanno documentato un peggioramento di discriminazione, violenza, discorsi di odio, esclusione economica e sociale, stigma e ostacoli nell’accesso a assistenza medica, istruzione, impiego e servizi di base nei confronti delle persone LGBTIQ+. Abbiamo inoltre visto sforzi inquietanti per rimuovere le protezioni legali e sociali ai loro diritti umani fondamentali.

Affrontare la disuguaglianza per non lasciare nessuno indietro rappresenta uno dei pilastri dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Mentre prosegue la nostra ripresa dalla pandemia, occorre adottare mosse concrete per abrogare leggi discriminatorie, fronteggiare violenza e discriminazione basate su orientamento sessuale, identità di genere e caratteristiche sessuali, e combattere le radici profonde di tali ingiustizie.

Le Nazioni Unite sostengono la dignità umana e i diritti di tutti, incluse le persone LGBTIQ+. Lavoriamo insieme per un mondo inclusivo dove ognuno possa vivere libero e uguale in dignità e diritti, indipendentemente da chi siano, dove vivano o chi amino.


La Dichiarazione dell’alto rappresentante a nome dell’UE

> leggi qui la dichiarazione


Il cammino dell’Europa contro l’omofobia

L’Europarlamento ha approvato una risoluzione che dichiara l’Unione Europea “zona di libertà per le persone *LGBT+” (sessione plenaria, 11 marzo 2021). Alcuni hanno definito questa decisione storica e di grande valore simbolico perché segna la ferma denuncia di tutte le forme di violenza e discriminazione fondate sul sesso o sull’orientamento sessuale delle persone. Pur non avendo effetti concreti immediati – la risoluzione è un testo non vincolante – la dichiarazione del Parlamento europeo è un messaggio forte e chiaro ad alcuni Paesi  che faticano ancora oggi a riconoscere i pieni diritti di tutti gli individui, al di là del loro orientamento sessuale. Come l’Ungheria che non riconosce le persone transgender o la Romania dove la corte costituzionale  ha rifiutato una legge sull’insegnamento delle teorie di genere o, ancora,  la Polonia dove si moltiplicano provincie e comuni che si dichiarano LGBT free-zone.

La strada verso la piena uguaglianza in Europa nel campo del genere e dell’orientamento sessuale di cittadine e cittadini è dunque ancora lunga. Ma se guardiamo indietro, grandi progressi sono stati fatti. I principi base sono stabiliti dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, proclamata una prima volta il 7 dicembre 2000 a Nizza e una seconda volta, in una versione adattata, il 12 dicembre 2007 a Strasburgo. Nella Carta, l’articolo 1 stabilisce che la dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata. Mentre l’articolo 21 proibisce tra l’altro la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale. Sempre nel 2000, il 26 settembre,  il Parlamento europeo ha approvato una nuova raccomandazione (n. 1474) a tutti gli Stati membri ad introdurre una completa legislazione antidiscriminatoria, oltre che a riconoscere la parità di diritti per le coppie omosessuali. Questo voto seguiva quello del 6 giugno 2000, quando la stessa Assemblea parlamentare invitava gli Stati membri a includere la persecuzione degli omosessuali fra le cause di riconoscimento del diritto di asilo nel proprio territorio e a garantire il diritto di immigrazione per i partner di coppie dello stesso sesso.

Queste norme avevano l’obiettivo di mettere alcuni paesi europei (tra cui l’Italia)  al passo con le legislazioni antidiscriminatorie già vigenti da anni in altri Paesi. Qualche esempio:

  • Danimarca: la legge n. 357 del 3 giugno 1987 prevede la non discriminazione per “orientamento sessuale”;
  • Norvegia: primo paese al mondo ad includere gli omosessuali nella sua legislazione anti-discriminazione nel 1981 con l’ articolo 349a del codice penale che rende perseguibile penalmente colui che “in attività economiche o similari” rifiuta beni o servizi ad una persona per “disposizione, stile di vita o tendenza all’omosessualità”;
  • Lussemburgo: il codice penale vieta (artt. 454, 457 aggiunti con la legge del 19 luglio 1997) la discriminazione diretta per quanto riguarda assunzione, avanzamento di carriera e licenziamento anche per orientamento sessuale;
  • Slovenia: il codice penale  prevede (art. 141 della legge del 29 settembre 1994) la non discriminazione per orientamento sessuale.

In Italia il tema è quanto mai attuale.
La legge di riferimento per la tutela da crimini d’odio e discriminazioni è la legge Mancino n. 205 del 1975, che assicura protezione contro le discriminazioni motivate da condizioni razziali, etniche, nazionali o religiose. Dopo il via alla Camera del 5 novembre 2020 è invece ferma in Senato l’approvazione del ddl Zan, dal nome del relatore Alessandro Zan, che prevede “misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità“.

Al di là delle differenze “di passo” tra i diversi Paesi, il cammino in Europa è tracciato: il rispetto verso tutte le persone a prescindere da etnia, religione e condizioni personali (come orientamento sessuale e identità di genere) è la premessa per una società democratica, plurale e inclusiva.

Nota

*Quali sono i termini che compongono l’acronimo LGBT+? Ecco una legenda per aiutarti a ricostruire il significato della sigla inclusiva che racconta le identità sessuali della comunità.
L: Lesbiche, donne che sono attratte sentimentalmente o sessualmente da altre donne.
G: Gay, principalmente riferito a uomini attratti da altri uomini, ma di uso comune anche come “donne gay”.
B: Bisessuali, persone fisicamente o sentimentalmente attratte da uomini, donne o in generale da persone senza distinzione di sesso.
T: Trans e transgender sono termini che si riferiscono alle persone che non si riconoscono nel genere assegnato alla nascita. Le identità trans sono molteplici.
Q: La Q sta sia per “queer” che per “questioning”. Il termine queer rappresenta tutte le persone che si riconoscono LGBT+. Questioning si riferisce invece a chi sta ancora esplorando la propria identità di genere, l’espressione di genere o l’orientamento sessuale.
I: Intersessuali, individui nati con anatomia riproduttiva o sessuale e/o pattern cromosomici che non sono spiccatamente maschili o femminili.
A: Alleati e Asessuali, i primi sono etero e cisessuali, persone che supportano la comunità. È asessuale chi non prova attrazione per nessuno, o è attratto a livelli esigui.
+: Il segno del più è stato aggiunto alla fine della sigla per rappresentare tutte le altre identità comprese nella nostra comunità.

Per approfondire

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