Firenze, 4 novembre 1966: anche l’Orazio tra gli Angeli del fango

A 60 anni dall’alluvione di Firenze, il Liceo Orazio ricorda i suoi studenti tra gli Angeli del fango e il loro contributo al salvataggio dell’Archivio di Stato

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Agostino Greco

Docente e referente

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A sessant’anni dall’alluvione del 4 novembre 1966, un attestato di benemerenza custodito dal nostro Liceo racconta una pagina significativa della sua storia.

Il 4 novembre 1966 Firenze fu travolta da una delle più devastanti alluvioni della sua storia. Le acque dell’Arno invasero strade, abitazioni, chiese, biblioteche e archivi, mettendo in pericolo un patrimonio storico e artistico di valore inestimabile.

Da ogni parte d’Italia e del mondo giunsero migliaia di giovani volontari, passati alla storia come gli Angeli del fango, che si impegnarono nelle operazioni di soccorso e nel recupero di libri, opere d’arte e documenti.

Tra quei giovani c’erano anche gli studenti del Liceo Orazio di Roma.

A testimoniarlo è un attestato di benemerenza rilasciato dal Ministero dell’Interno all’Istituto scolastico «Orazio» di Roma, per aver contribuito, attraverso l’opera generosa e volontaria dei propri allievi, al salvataggio dei documenti dell’Archivio di Stato di Firenze danneggiati dall’alluvione.

Un documento prezioso, che restituisce alla nostra comunità scolastica una pagina della propria storia e ricorda come la scuola possa essere anche luogo di formazione alla solidarietà, alla partecipazione e alla responsabilità civile.

Sessant’anni dopo, quell’attestato non rappresenta soltanto il riconoscimento di un gesto compiuto nel passato. È una testimonianza dei valori che continuano a dare significato alla nostra idea di scuola.

Ricordare oggi quegli studenti significa riconoscere il valore del loro impegno e consegnarne la memoria alle nuove generazioni.

Perché la storia di una scuola è fatta anche delle scelte, del coraggio e della generosità di chi l’ha frequentata.

Nel sessantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze, il Liceo Orazio condivide l’attestato di benemerenza e due prime pagine di giornali dell’epoca, testimonianze di una tragedia che seppe suscitare una straordinaria mobilitazione di solidarietà.